Da "Repubblica Salute"

FINALMENTE SOLI
di Tina Simoniello

In bilico tra mammismo e aspirazioni anglosassoni, il nostro è un paese di bipolarismo pedagogico. Un esempio di stagione? I campi estivi per bambini. Da una parte i genitori che incitano i figli a partire per un mese in contesti sconosciuti in nome di una autosufficienza assolutamente necessaria all'età di 5 anni, dall'altra quelli che "poverina, senza la sua mamma la bambina non ce la fa..., ha solo 15 anni".

Ma a prescindere dagli stili educativi delle famiglie italiane la tendenza di spedire per una o più settimane il pargolo via da casa senza mamma e papà (in ascesa: ogni anno il 60 per cento dei bambini va in vacanza almeno una volta da solo. Fonte: Childrens tour di Modena, Il salone delle vacanze under-14 2008) è un'esigenza oggettiva. Perché da un lato abbiamo un sistema scolastico che prevede tre mesi consecutivi di vacanze estive, dall'altro un sistema produttivo che di giorni di ferie ne concede al massimo 30, quando va di lusso. Risultato: o un campo estivo oppure, mentre noi lavoriamo, loro, i nostri figli, stazionano in casa in compagnia dell'unico amichetto rimasto (magari pure antipatico ma meglio di niente) e dei noti (famigerati?) programmi tv.

Ma ci si chiede: accertato che i campi estivi rispondono a esigenze oggettive di organizzazione familiare, ai bambini, questa tipologia di vacanza, piace o no? E qual è l'età giusta per proporgliela evitando dannose forzature? E ancora: vista l'entità dell'offerta (cliccate campi estivi per bambini o summer camp su un motore di ricerca e ne avrete un'idea) qual è il tipo di campo più adatto al nostro caso?
"I campi estivi, in ambienti protetti e con personale qualificato, sono esperienze importanti e con molti vantaggi per un bambino. Si condividono regole, ci si confronta con il mondo esterno, si acquisisce autonomia: svegliarsi, lavarsi, prepararsi, provvedere a se stessi, competenze che oggi i bambini tendono ad avere poco", ci dice Magda Di Renzo, responsabile del Servizio di psicoterapia dell'età evolutiva presso l'Istituto Ortofonico di Roma, "a 7-8 anni in linea di massima si è pronti per una prima esperienza. I bambini di quella età sono già scolarizzati, abituati a regole sociali. Magari meglio cominciare con una settimana di campo, non di più, e può essere utile un amichetto d'appoggio".

"A 10-11 anni una vacanza senza genitori", spiega ancora Di Renzo, "è fondamentale. Anzi, un rifiuto categorico o una forte resistenza a parteciparvi potrebbero essere segno di disagio: in questa fase si dovrebbero già avere autonomie di base sul piano personale e sociale". Alcuni genitori nutrono dubbi sui campi estivi misti: bambini e bambine o ragazzi e ragazze insieme. "La capacità di relazionarsi deve essere a tutto tondo. Anzi, una esperienza è valida anche perché mette chi vi partecipa in condizione di condividere le modalità femminili e maschili. È proprio la condivisione che attenua atteggiamenti esagerati".

Infine: quale campo scegliere? Ancora Magda Di Renzo: "Un campo molto specialistico concentrato, per esempio su un unico sport (sessioni di tennis, vela o karate per molte ore al giorno), è adatto a bambini più grandi e molto motivati, che quindi sanno trarre piacere anche dalla competizione e dalla gara. I campi-istruzione tipicamente di lingua straniera, ma che sono presenti anche in Italia, vanno considerati non tanto una vacanza ma una esperienza formativa che, se è davvero full immersion, può essere ansiogena e stancante per i più piccoli. Ci sono poi campi non specialistici ma con una componente dominante, nei quali i bambini fanno tante cose, magari suonano o vanno a cavallo, e che vanno bene".

E i campi-natura o avventura? "Vanno benissimo per tutti", dice Di Renzo, "perché le attività sono diversificate e perché si condividono esperienze nelle quali prevalgono le componenti gioco e scoperta, non la prestazione". Che fare se un bambino rifiuta di partecipare a un campo? "Prima di tutto gli vanno proposte esperienze che non prevedono gare, competizioni, full immersion ecc... Tranquillizzato su questo fronte, se proprio non vuole andare è inopportuno forzare troppo". Un ultimo consiglio: "E' meglio rivolgersi a organizzazioni con esperienza. Aiuta a contenere l'ansia sia del bambino, che si accorge se c'è improvvisazione, sia dei genitori".

Solo per dare un'idea della diversificazione dell'offerta di seguito riportiamo qualche esempio di campo estivo. Le tariffe non sono sempre riportate, sempre però potete accedere a tutte le info (per esempio i turni, che variano nel numero e nella durata a seconda dell'organizzazione ) rivolgendovi ai recapiti indicati. Il consiglio comunque è di fare voi la vostra ricerca sulla base del vostro budget e del carattere dei vostri figli, digitando campi estivi per bambini in un motore di ricerca. C'è davvero di tutto.

 

 

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