Women’s Head of the River Race: 82 anni di storia
Quando si parla della regata femminile londinese sul viso delle atlete compare un gran sorriso. Come mai? Sicuramente per il clima festoso e lo spirito goliardico che, in Italia, sono praticamente introvabili.
Leggere la storia non sempre è piacevole ma, vista l’importanza dell’evento, abbiamo pensato di raccontare questo lungo percorso che ha portato la regata ad essere famosa in tutto il mondo.
La prima edizione dell’ormai storica Women’s Head of the River Race risale al 1927 ed alla partenza vi furono solo due equipaggi. Fu comunque un successo se si pensa che in Italia in quegli anni il canottaggio era esclusivamente maschile.
Nel 1930 lo spirito di tradizione inglese e la voglia di divertimento decretarono ufficialmente la nascita della Women's Eights Head of Race.
Dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale al 1950 l’evento è stato sospeso. Ciò bloccò bruscamente lo sviluppo del remo rosa in quanto le ragazze non avevano più stimoli o appuntamenti fissi per i quali prepararsi.
Nel 1950, alla luce dei ricordi passati, si è deciso di riportare il voga la regata. Durante delle valutazioni tecniche però si è pensato che il percorso era troppo lungo e, di conseguenza, troppo faticoso per il canottaggio femminile. Si decise quindi di cambiare: da Mortlake a Putney, 6500 metri tra le insidie del Tamigi.
Le prime problematiche si sono riscontrate nel decennio tra gli anni ’50 e gli anni ’60 quando le iscrizioni alla regata sono calate: da un minimo di 12 equipaggi si è arrivati ad organizzare edizioni per 5 o 6 imbarcazioni. Non vi è una spiegazione univoca, la colpa viene imputata alla mancanza di atlete e alle difficoltà relative alla creazione dell’ammiraglia, ma si decise comunque di perseguire su questa strada.
Negli anni ’70 un ulteriore ostacolo per l’organizzazione: il trasporto. Gli otto infatti erano un unico pezzo e il trasporto doveva essere effettuato con grandi camion che evitassero le sporgenze. Venivano impiegati tir utilizzati per il trasporto del carbone, ma le spese di gestione erano insostenibili se si pensa che tutti lo facevano prettamente per passione.
Questi anni però sono stati fondamentali per il canottaggio femmninile inglese, le risorse di questo settore vennero percepite proprio in quel periodo. Per noi italiani può sembrare utopistico, invece fu proprio così. Nel 1972 venne istituito il Campionato Nazionale anche per il settore femminile con la conseguente composizione della rosa della nazionale britannica. Il passo successivo fu il coinvolgimento alle Olimpiadi del 1976.
Negli anni ’80 molti club inglesi aprirono le porte anche alle donne modificando gli statuti che prevedevano solo l’attività per il settore maschile.
Il numero delle iscrizioni alla Women’s Head of the River Race alla fine degli anni ’70 è iniziato a crescere in modo esponenziale. Un messaggio forte per il mondo del canottaggio che testimonia l’evoluzione del settore. Volendo parlare di numeri possiamo dire che nel 1977 gli armi iscritti erano 27, lo scorso anno più di 300.
Molti di questi equipaggi sono composti da ragazze che frequentano l’università, questo potrebbe fare riflettere il canottaggio italiano. Come mai da noi lo sport universitario vive nell’ombra? Le statistiche dicono che molti campioni iniziano a fare attività in tarda età.
Altro aspetto interessante riguarda la presenza italiana. Il primo otto italiano partecipante risale al 2004, fu un armo lombardo voluto dal Presidente Antonio Bassi: “Idrogeno Rosa”. Da allora la partecipazione lombarda di “Idrogeno Rosa” è stata sempre riconfermata e negli ultimi anni al via anche alcuni equipaggi societari. Quest’anno ci saranno ben 5 otto italiani, 40 atlete solcheranno il Tamigi. Una cosa è certa, chi partecipa alla Women’s Head of the River Race non può più farne a meno.
Luca Broggini
Uff. Stampa FIC Lombardia
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