Sara Bertolasi annuncia il ritiro. Applausi dal Comitato FIC Lombardia

Sara Bertolasi, una delle stelle più preziose del firmamento remiero regionale e nazionale, ha deciso di chiudere la sua carriera agonistica comunicandolo alla vigilia del Memorial D’Aloja. Una scelta profonda, a due settimane esatte del suo 33esimo compleanno, arrivata con una straordinaria lettera d’addio. Parole semplici che riassumono una carriera eccellente che ha portato a sdoganare il canottaggio femminile in Italia. Prima donna nella storia ad aver partecipato a due Olimpiadi in due senza, prima donna nella storia ad aver portato l’Italia in due senza ai Giochi Olimpici in coppia con Claudia Wurzel. Nel mezzo tante imprese indelebili, tutte scritte con i colori dei sodalizi regionali: Canottieri Varese, Canottieri Lario e Canottieri Milano.

Il Presidente FIC Lombardia Leonardo Binda augura a Sara una vita piena di soddisfazioni, ma soprattutto a nome dell’intero canottaggio lombardo ringrazia Sara per il suo immenso contributo alla crescita del settore femminile italiano.

Riportiamo integralmente la sua lettera

Cari tutti,
nella vita ci sono giornate che ricordi per sempre. Oggi, 15 aprile, per me sarà una di queste. Ho deciso di scrivere qualche riga per condividere in prima persona una decisione profonda, maturata durante questi ultimi mesi. Mesi di blocco forzato, attraversati da una pandemia mondiale che ha portato al rinvio dei Giochi Olimpici di Tokyo.

Io, nella mia Varese, ho avuto la possibilità di recuperare da un brutto infortunio e soprattutto di pensare. Pensare alla vita, al mio futuro. L’Olimpiade, la mia terza, dopo avermi accarezzato si è nuovamente allontanata e un anno nello sport spesso è un abisso. Per un canottiere sono almeno 600 sessioni di allenamento, che purtroppo a causa di un grave infortunio non ho potuto affrontare nel modo migliore per onorare l’Italia. Nel canottaggio non sono stata un talento, quello che ho fatto l’ho costruito con allenamenti intensi e costanti che oggi il mio corpo fatica a sopportare e, di conseguenza, ad assimilare.

Quando ho lasciato il ciclismo l’ho fatto perché sognavo i Giochi Olimpici. Nel 2011 a Bled in Slovenia, quando ancora non c’era la parità di sesso e quindi solo otto imbarcazioni accedevano ai Giochi, ho realizzato il mio sogno: la qualificazione per Londra 2012, la prima volta nella storia del canottaggio femminile italiano in due senza. Dalla prima alla seconda altri quattro anni, con un cambio di equipaggio, poi Rio 2016 sempre con la Canottieri Lario. Dopo l’esperienza brasiliana decisi di appendere i remi al chiodo, il fuoco però si riaccese grazie alla Canottieri Milano e da lì il ritorno nel 2018 con l’argento in Coppa del Mondo, il bronzo agli Europei e il quarto posto ai Mondiali Assoluti. Una stagione incredibile. Tra i ricordi più belli però restano le vittorie internazionali sul mio Lago di Varese, dove tutto è iniziato tra le fila della Canottieri Varese e, soprattutto, le tante persone che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere grazie al mio percorso sportivo.

Oggi, dopo una profonda rielaborazione e con la certezza di avere fatto il possibile per superare l’infortunio, ho deciso che la mia terza Olimpiade non potrà far parte della mia carriera. La vita da atleta richiede su tutto un costante impegno fisico e mentale, se uno di questi due fattori vacilla non riesci più ad esprimerti. Dell’atleta però mi porto la tenacia, la caparbietà e la lealtà, che ormai fanno parte del mio essere. Valori che cercherò di trasmettere soprattutto ai più giovani, nel mio nuovo viaggio da Consigliere nazionale della Federazione Italiana Canottaggio e non solo.

Chiudo, allegandovi una delle foto alle quali sono più affezionata (nella foto in alto, ndr) e ringraziando di cuore tutti coloro che mi sono stati vicini, condividendo con me non solo i momenti euforici di questi tredici meravigliosi anni olimpici”